Infanzia e pre-adolescenza

Il consumo di bevande contenenti caffeina, durante la gravidanza, non ha mostrato alcuna relazione con lo sviluppo fisico e intellettivo del bambino durante i suoi primi anni scolastici. I risultati di un ampio studio su sette anni, hanno dimostrato che non vi sono legami fra il consumo di bevande contenenti caffeina durante la gravidanza e la crescita del bambino (peso e altezza) dalla nascita fino al suo settimo anno d’età, così come non emerge alcuna correlazione con il suo quoziente intellettivo al settimo anno 1 .

In età scolare, meno di una tazzina di espresso non sembrerebbe incidere sui soggetti già iperattivi: gli effetti psicostimolanti della caffeina si verificano solo a dosi elevate. In casi del genere è bene approfondire sia il tipo di regime alimentare del paziente sia la vita che conduce (fisica e psicologica).

Morte infantile (SIDS) - Uno studio neozelandese, pubblicato nel 1998 da Ford e colleghi 2, esaminò la possibile associazione fra il consumo di caffeina in periodo gestazionale e il rischio di Sindrome Infantile da Morte Improvvisa (SIDS). 

Gli autori scoprirono che nei neonati le cui madri consumavano una forte dose di caffeina si incrementava il rischio di SIDS ma lo studio fu incapace di confermare la causa/effetto.

Un ulteriore studio su questi soggetti 3 dimostrò chiaramente, dopo valutazione di altri fattori come fumo durante il periodo gestazionale, età della madre, che la quantità di caffeina ingerita durante o dopo la gravidanza non era da definirsi un fattore di rischio per la SIDS. 

 

CAFFEINA E APNEA NEONATALE

A cura di: Prof. Marcello Ticca (comitato Scientifico FoSAN)

Sui meccanismi d’azione della caffeina così come sui suoi molteplici effetti favorevoli, alcuni dei quali del tutto inimmaginabili fino a pochi anni fa, si scrive ampiamente sia sulle riviste scientifiche che su quelle di divulgazione sanitaria. Ciò non toglie che sulle possibili utilizzazioni di questa sostanza in medicina esistano sempre aspetti che al grande pubblico sfuggono. Un esempio in questo senso è quello dell’uso della caffeina nei neonati prematuri, per il trattamento dell’apnea. 

L’emivita della caffeina negli adulti sani oscilla fra le 1,5 e le 9.5 ore, a seconda di tanti  fattori. Nei prematuri, invece, essa raggiunge valori di addirittura 103 ore e più (probabilmente per immaturità del sistema 450, vale a dire della superfamiglia di enzimi che ne regola la metabolizzazione) e si abbassa al livello degli adulti nell’arco di 6-7 mesi. In ogni caso, quello che interessa sottolineare in questa sede è che, così come da sempre le metilxantine sono state ampiamente usate per trattare l’asma bronchiale (fino a dimostrare addirittura un effetto preventivo sulla incidenza di questa patologia), un uso sistematico e routinario ne è stato fatto, da molti anni, anche per  il trattamento della apnea neonatale.  Da più di 30 anni  aminofillina, teofillina e caffeina sono state somministrate ai neonati prematuri come stimolatori della funzione respiratoria. Man mano, però, è stata proprio la caffeina a sostituire nell’uso la teofillina, per la sua minore tossicità, la sua lunga emivita, la maggiore facilità di controllo della concentrazione plasmatica e i buoni risultati terapeutici, tanto più che nel prematuro la teofillina è convertita in caffeina. 

La conseguenza di tutto ciò è che oggi la caffeina è una delle 10 medicazioni più frequentemente prescritte nella terapia intensiva neonatale 4 , pur in assenza tanto di una più completa conoscenza degli specifici meccanismi d’azione quanto di una approfondita valutazione - particolarmente a lungo termine - di eventuali effetti  sfavorevoli sullo sviluppo del cervello e di altri organi del prematuro. Ad esempio c’è stato chi ha ipotizzato che l’aumento del metabolismo e del consumo di ossigeno indotti  dalla caffeina potesse in qualche misura ridurre a lungo termine la crescita del bambino, o anche che la caffeina stessa, sulla base di certe sue azioni evidenziate nell’adulto a forti dosi, potesse compromettere la sopravvivenza delle cellule cerebrali nel corso della ipossia.
Circa il meccanismo biologico che è alla base dell’effetto positivo sull’apnea neonatale, si pensa che la caffeina da un lato sia capace di mitigare o annullare l’effetto inibitorio sul centro del respiro esercitato dalla adenosina che si produce nel cervello sotto lo stimolo della ipossia, e dall’altro che sia anche in grado di  rendere il centro respiratorio più sensibile alla anidride carbonica (con un abbassamento della soglia) e di migliorare contemporaneamente il funzionamento dei muscoli respiratori.  Quindi, la respirazione viene stimolata già ad una pressione arteriosa  parziale di CO2 inferiore,  e inoltre, a un determinato livello di questa pressione, la ventilazione risulta migliore. In particolare, la caffeina aumenta la ventilazione minuta 5 .
Circa l’incertezza riguardo al rapporto rischi-benefici di questa pratica, ed in particolare riguardo alla sua efficacia e alla sua sicurezza, un nutrito gruppo di ricercatori canadesi, australiani ed inglesi (B. Schmidt et al., op. cit.) ha recentemente cercato di ottenere un maggior numero di dati  studiando  2006 prematuri il cui peso alla nascita variava dai 500 ai 1250 grammi, suddivisi in due gruppi uno dei quali riceveva  caffeina e l’altro invece un placebo per tutto il periodo nel quale la terapia si rendeva necessaria. Le conclusioni dello studio sono state che la terapia con caffeina della apnea del prematuro migliora indiscutibilmente la percentuale di sopravvivenza a 18-21 mesi in bambini prematuri con basso peso alla nascita, senza comparsa di deficit  dal punto di vista dello sviluppo del sistema nervoso. 
Nel complesso, i dati di questo studio, uniti a quelli di studi precedenti 6 , fanno pensare che l’effetto negativo temporaneo osservato sulla crescita (diminuzione del guadagno di  peso nel corso di 3 settimane in prematuri trattati con caffeina per apnea), sia ampiamente compensato dai benefici a lungo termine di una maggiore sopravvivenza a 18-21 mesi, senza nessun segno di problemi relativi allo sviluppo del sistema nervoso. Le conclusioni degli esperti sono state le seguenti: è fuor di dubbio che sarà comunque opportuno ottenere dati in seguito ad un follow-up più prolungato (e il medesimo gruppo “ Caffeine for Apnea of Prematurity Trial” precisa di avere in corso un prolungamento fino ai 5 anni di età, con approfondimenti  dettagliati su funzioni motorie, capacità cognitive, vista, udito,  comportamento e salute in generale), ma è certo che in ogni caso questi  risultati hanno fornito un utile supporto  sperimentale ad un approccio terapeutico che era già comunque diventato una routine nella pratica medica, e hanno permesso di concludere che senza dubbio, per la caffeina, i possibili rischi legati all’ uso nella terapia dell’apnea del prematuro sono ben controbilanciati ed anzi superati dagli indubbi vantaggi che se ne ricavano. 

Conclude il Prof. Ticca“è vero che studi del genere di quello riportato in questa pagina riguardano solo un componente, sia pure il più rilevante, del  caffè inteso come bevanda. E’ però anche  del  tutto evidente che essi  non fanno che confermare il vivo interesse con il quale l’ambiente  scientifico in generale, e quello medico in particolare, guardano a tutto quello che concerne questo prodotto così largamente consumato  in tutto il mondo e a tutti i livelli di popolazione. Un vivo interesse che, anche limitandoci solo agli ultimi 12 mesi, è stato testimoniato da una sorprendente quantità di pubblicazioni di dati sul caffè e sulla caffeina, dati provenienti tanto  da  metanalisi quanto da ricerche originali e  riguardanti  sia la conferma di indicazioni già scaturite in passato quanto aspetti nuovi e particolarmente stimolanti.

Una sintesi, peraltro molto parziale, di queste novità e di queste conferme, tutte regolarmente pubblicate su  autorevoli  riviste scientifiche internazionali? Ad esempio, gli effetti benefici di un moderato consumo di caffè sulla funzione epatica e sulle patologie del fegato, incluso il rischio di carcinoma epatocellulare; il minore rischio di gotta a seguito del  consumo di 4 o più tazzine di caffè al giorno;  gli effetti  antiaggreganti  del consumo di caffè, anche di quello decaffeinato, sulle piastrine, e la rivalutazione del suo contenuto in antiossidanti, valido per contrastare quei fenomeni infiammatori che sono alla base di tante patologie, quali anche quelle cardiovascolari; a proposito di queste ultime, l’individuazione delle classi di soggetti più a  rischio sulla base della maggiore o minore velocità di metabolizzazione, dipendente da un polimorfismo di un enzima del citocromo P450; il minor deterioramento della memoria in donne ultrasessantacinquenni che bevevano abitualmente almeno tre tazze di caffè al giorno; sempre in campo neurologico,  i risultati, ricavati da migliaia di soggetti, che confermano nei bevitori di caffè un minor rischio tanto del morbo di Parkinson quanto di quello di Alzheimer;  gli effetti protettivi di un giusto consumo di caffè rispetto al diabete di tipo 2, rivelati da studi epidemiologici condotti in vari continenti e spiegabili sulla base di azioni favorevoli tanto sul metabolismo del glucosio quanto sulla secrezione di insulina da parte del pancreas.

Ed è anche importante ricordare e sottolineare che in tutte queste ricerche troviamo invariabilmente la conferma  che il lasciapassare verso  qualunque  effetto  favorevole  risiede  sempre nelle  giuste dosi e quindi in un consumo moderato.” 

Referenze

1 Barr HMStreissguth AP. Caffeine use during pregnancy and child outcome: a 7-year prospective study.Neurotoxicol Teratol. 1991 Jul-Aug;13(4):441-8.

2 Ford RPSchluter PJMitchell EATaylor BJScragg RStewart AW. Heavy caffeine intake in pregnancy and sudden infant death syndrome. New Zealand Cot Death Study Group.Arch Dis Child. 1998 Jan;78(1):9-13.

3 Helweg-Larsen KLundemose JBOyen NSkjaerven RAlm BWennergren GMarkestad TIrgens LM. Interactions of infectious symptoms and modifiable risk factors in sudden infant death syndrome. The Nordic Epidemiological SIDS study.Acta Paediatr. 1999 May;88(5):521-7.

4 Schmidt BRoberts RSDavis PDoyle LWBarrington KJOhlsson ASolimano ATin WCaffeine for Apnea of Prematurity Trial Group. Long-term effects of caffeine therapy for apnea of prematurity.N Engl J Med. 2007 Nov 8;357(19):1893-902.

5 Stevenson DK. On the caffeination of prematurity.N Engl J Med. 2007 Nov 8;357(19):1967-8.

Comment on N Engl J Med. 2006 May 18;354(20):2112-21. And N Engl J Med. 2007 Nov 8;357(19):1893-902.

6 Schmidt BRoberts RSDavis PDoyle LWBarrington KJOhlsson ASolimano ATin WCaffeine for Apnea of Prematurity Trial Group. Caffeine therapy for apnea of prematurity.N Engl J Med. 2006 May 18;354(20):2112-21.

Vedi anche:

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa073679

http://www.nejm.org/doi/full/10.1056/NEJMoa054065