Caffè e tumori

Nel 1990, nella monografia sul caffè, caffeina, tè e matè, pubblicata dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), il caffè viene classificato come 2B ovvero “il caffè può esser considerato potenzialmente cancerogeno per la vescica urinaria dell’uomo”.

Ad oggi però non esistono prove che permettano di concludere che la caffeina o il caffè rappresentino un fattore di rischio per lo sviluppo del cancro nell’uomo.

Le linee guida su dieta, nutrizione e cancro elaborate dall’American Cancer Society non hanno evidenziato nulla che possa indurre a sconsigliare un moderato consumo di caffè. I numerosi lavori scientifici pubblicati negli ultimi anni hanno dimostrato che non vi è alcun un nesso causale tra consumo di caffè e sviluppo di cancro a nessun livello nell’organismo; anzi sembrerebbe che il consumo di caffè possa svolgere un apparente ruolo protettivo sullo sviluppo di alcuni tipi di tumore.

Nella Review of Nutrition and Dietetics (1996) gli autori giungono alla conclusione che, alle dosi abitualmente consumate, il caffè non ha effetti genotossici, mutageni o cancerogeni.

La rassegna pubblicata dal World Cancer Research Fund nel 1997 – relativa a dieta e cancro - afferma: “La maggior parte delle prove suggerisce che un regolare consumo di caffè e/o tè non è significativamente correlato con il rischio di tumore a nessun livello”.

Dagli approfondimenti a seguire emerge che il consumo di caffè non è associato a elevato rischio di nessun tipo di tumore, se si eccettua un leggero aumento di rischio di tumore della vescica, probabilmente non causale data la mancanza di una relazione con la quantità consumata riscontrata nella maggior parte degli studi. Il consumo di caffè sembra invece associato in modo inverso con il rischio di cirrosi e tumore del fegato, di tumore dell’endometrio e probabilmente di tumore del colon. Pertanto si può concludere che nelle persone sane un consumo moderato di caffè, cioè 3-4 tazze di caffè espresso al giorno, non rappresenta un rischio per le neoplasie, anzi può avere qualche beneficio sul rischio di alcuni specifici tumori.