Caffè e Vigilanza, Concentrazione, Ansietà, Insonnia e Dipendenza

Vigilanza - La caffeina è un leggero stimolante e l’assunzione di caffè può avere effetti positivi sullo stato di vigilanza e la concentrazione individuali, favorendo migliori performance lavorative. Il caffè può contribuire ad innalzare il livello di vigilanza. L’assunzione di caffè durante turni notturni non influenza né il lasso di tempo necessario per addormentarsi, né la qualità del sonno.

La caffeina contenuta in un paio di tazzine di caffè è sufficiente a mantenere vigili gli automobilisti. Le misure per contrastare la sonnolenza dell’automobilista dovrebbero includere – secondo alcuni studi scientifici - una sosta di 30 minuti, circa 250 mg di caffeina (pari a non più di 3 tazzine di caffè preparato con la Moka) e, se possibile, un pisolino.

Capacità di concentrazione - La caffeina può accelerare del 10% la velocità di elaborazione delle informazioni rapide e una tazzina di caffè dopo pranzo aiuta a combattere la sonnolenza post-prandiale, in termini di aumento di capacità di concentrazione e livello di vigilanza. Un consumo moderato di caffè produce, negli anziani, un miglioramento dell’attenzione e della capacità di concentrazione. Gli effetti stimolanti sullo stato di vigilanza prodotti dal caffè possono, con l’aumento della stimolazione dei nervi sensoriali afferenti, eliminare il malessere (riduzione del livello di vigilanza, rallentamento delle performance psicomotorie) associato al comune raffreddore.

Insonnia - Alcuni individui possono essere più sensibili al leggero effetto stimolante della caffeina notando un aumento del tempo necessario ad addormentarsi. Una ricerca ha dimostrato che le risposte individuali possono essere estremamente variabili, benché chi è particolarmente sensibile possa semplicemente passare al consumo di caffè decaffeinato consumato la sera.

Ansietà – Nella popolazione sana, in generale, una moderata assunzione di caffè (o il consumo di caffeina contenuta in altre bevande) non causano sintomi di panico o di ansietà. Chi soffre di patologie ansiose o forme di panico può essere particolarmente sensibile a qualsiasi forma di stimolazione, inclusa quella della caffeina. La extrastimolazione causata dall’assunzione di bevande contenenti caffeina può esacerbare i sintomi, indipendentemente dal consumo di caffeina.

Due studi prospettici hanno dimostrato una chiara relazione di inversa proporzionalità tra il consumo di caffè e il rischio di suicidio. Ulteriori ricerche sono necessarie sulla possibilità che il consumo di caffè possa far diminuire la depressione.

Dipendenza - Il caffè non è una sostanza che crea dipendenza. Il consumo di caffè non interferisce con la salute dell’individuo e con le sue attività economiche e sociali, migliora, viceversa, le relazioni sociali. Inoltre, gli elementi chiave per definire la dipendenza dalle droghe includono cambiamenti di comportamento, come la ricerca compulsiva della droga e conseguenze sociali negative. I lievi sintomi di astinenza che appaiono in un ridotto numero di consumatori e per un breve periodo di tempo in seguito a cessazione improvvisa dell’assunzione di tale bevanda, sono passeggeri e risolvibili riducendo gradualmente la quantità di caffè, o passando al decaffeinato o ad altre bevande. La quantità di caffè assunta giornalmente varia prevalentemente in base ai cambiamenti della routine quotidiana, non in base alla necessità.